domenica 3 aprile 2011
In una mano
mercoledì 16 marzo 2011
venerdì 4 febbraio 2011
Radicamento
martedì 4 gennaio 2011
Libera-mente

“Un giorno ho ascoltato una donna di Mantinea…” (Platone, Simposio, 201)
La presenza di Diotima è assenza nel contempo: non può, infatti, partecipare al banchetto. Tutto ciò che si sa di lei lo espone Socrate, che è il personaggio principale del dialogo platonico. Si tratta di un pranzo di soli uomini, i quali, finito di mangiare, come d’usanza, si intrattengono a tavola a sorseggiare vino, centellinandolo, mentre parlano piacevolmente fra loro, dell’amore, quasi in confidenza, resi così disinibiti, come solo il vino spesso aiuta a sentirsi. Diotima non poteva che essere assente in quanto esclusa come tutte le donne da luoghi e momenti prettamente maschili. Ma, non è un caso che Platone senta il bisogno di introdurre un personaggio femminile, pur impossibilitato a esserci, per difendere la natura, la bontà e la verità dell’amore: la scienza di Diotima è, infatti, quella del sapere erotico. D’altronde, il campo della sapienza non è tutto nella classificazione tra sapere e non-sapere, tra scienza e ignoranza: c’è anche quel modo di conoscere il vero senza poterlo dimostrare (Simposio,
venerdì 3 dicembre 2010
Attuale
“Forse il problema e' proprio questo: che alla fine il nostro desiderio di umanita', di bonta' e anche di dolcezza amorosa e' così diventato prepotente e impossibile da costringerci, invece, ancora e sempre, alla durezza; ed è in questo modo che (...) modificano noi stessi, i nostri fini insieme ai metodi usati per raggiungerli e soltanto per continuare a esistere, confondendo ciò con la nostra naturalità. E' estremamente amaro e stupido, nonostante la presunta furbizia, trasmettere, di fatto, proprio e solo, questo alle prossime generazioni: il cinismo della vita umana, senza nessun scatto di coscienza e consapevolezza come possibilità a cambiare in meglio.” (Christa Wolf, Un giorno all'anno, Ed. e/o, Roma 2006, p. 73)mercoledì 3 novembre 2010
Dedicato
Oggi e sempre di nuovo Pasolini come allora quando veniva nella borgata a Roma dove vivevo. Fino a che: quel 2... novembre del 1975 un fulmine a ciel sereno (ci) schiantò addosso tutto il peso di un'Italia che non è più da allora rinata e resuscitata. Vorrei continuare a essere in quell'allora e stringere a me le lacrime dei borgatari che (mi) chiedevano come aiuto per capire come fosse possibile che la delicatezza di un tenero e unico essere umano perisse nella discarica di un idroscalo. Noi forse con lui. Oggi, in questa (nostra) contemporaneità, posso proprio quasi come dirlo. ...domenica 3 ottobre 2010
Nell'eterno ritorno
“Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/non dico che fosse come la mia ombra/mi stava accanto anche nel buio/non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi/quando si dorme si perdono le mani e i piedi/e io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno/durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/non dico che fosse fame o sete o desiderio/del fresco nell’afa o del caldo nel gelo/era qualcosa che non può giungere a sazietà/non era gioia o tristezza non era legata/alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi/era in me e fuori di me/durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia” (Nazim Hikmet, Varsavia 1960)


