domenica 3 luglio 2011

Veder-si

L'illuminazione è saper vedere al buio. Così, infatti, Eraclìto: "Ai pellegrini notturni". "Ai vaganti di notte". Io, come il tuffatore greco, quale tuffatrice magistrale e come, anche, i ragazzi dal ponte di Mostar, prima della guerra, nella exYugoslavia. Essere e andare nel profondo.

mercoledì 4 maggio 2011

Narrare è già politica


"L'acutezza dell'esperienza e la forza delle cose: il pensiero. Narrarlo è già politica. (...) Penso con malinconia a tutti i libri letti, ai luoghi visitati, al sapere che ho accumulato e non sarà più. Tutta la musica, tutta la pittura, tanti luoghi e, all'improvviso, niente. Non è un miele, nessuno se ne nutrirà. La mia esperienza, col suo ordine e i suoi imprevisti. Non succederà più nulla. Volgendo uno sguardo incredulo su quella incredula adolescente (che ero per le promesse di cui ardeva il mio cuore: tutto da vivere, una vita davanti), posso rendermi conto, stupita, fino a che punto sono stata defraudata." (Simone de Beauvoir)

domenica 3 aprile 2011

In una mano

"Portarsi dietro solo quello che può stare in una mano" (Joyce Lussu). Eccola: la primavera. Di nuovo la prima verità come vitale ci traspare dentro. Ci prende la mano. E chissà se noi leggere possiamo prendere il vooolo. Ancora come una volta nel tempo ventoso. Evviva.

venerdì 4 febbraio 2011

Radicamento


Potesse labbro umano indovinare

il carico latente

di una sillaba detta,

sarebbe stritolato sotto il peso.

(Emily Dickinson)

martedì 4 gennaio 2011

Libera-mente

“Un giorno ho ascoltato una donna di Mantinea…” (Platone, Simposio, 201)

La presenza di Diotima è assenza nel contempo: non può, infatti, partecipare al banchetto. Tutto ciò che si sa di lei lo espone Socrate, che è il personaggio principale del dialogo platonico. Si tratta di un pranzo di soli uomini, i quali, finito di mangiare, come d’usanza, si intrattengono a tavola a sorseggiare vino, centellinandolo, mentre parlano piacevolmente fra loro, dell’amore, quasi in confidenza, resi così disinibiti, come solo il vino spesso aiuta a sentirsi. Diotima non poteva che essere assente in quanto esclusa come tutte le donne da luoghi e momenti prettamente maschili. Ma, non è un caso che Platone senta il bisogno di introdurre un personaggio femminile, pur impossibilitato a esserci, per difendere la natura, la bontà e la verità dell’amore: la scienza di Diotima è, infatti, quella del sapere erotico. D’altronde, il campo della sapienza non è tutto nella classificazione tra sapere e non-sapere, tra scienza e ignoranza: c’è anche quel modo di conoscere il vero senza poterlo dimostrare (Simposio, 202 A), una sorta di dotta ignoranza, afferma la studiosa Luisa Muraro, difficile a essere ascoltata e capita, quasi senza le parole per essere detta. Questo passaggio serve per cogliere, intanto, che amare è cercare di stare in equilibrio tra felicità e infelicità, tra perfezione divina e pochezza umana: quasi su un filo teso da quel desiderio che continuamente cerca quel che manca al cuore, all’anima. L’amore è così desiderio senza possesso, è mancanza che agita e mobilita, è passaggio, tensione tra toccare il cielo con un dito e sprofondare nella polvere. Per questo l’amore è un particolare sapere che, quasi approfittando del suo mancato possesso della verità, si fa mediatore tra scienza e ignoranza, perché ne vive la condizione necessitante. (...) La mancanza è la coscienza della finitezza umana e la capacità di viverla in prima persona perché questo, solo questo, permette l’apertura, la disponibilità a ricevere, ad accogliere, a dare per per-donare sé e gli altri. Perché amore è scambio ed elevazione. Perché dove c’è difetto, qualcosa in noi chiede di essere sanato e completato. E allora, forse in Platone, l’amore si fa poros, passaggio, verso il Bene sommo, eterno e immutabile. Ma l’amore è anche determinare l’apertura, il passaggio per fare entrare e av-venire alla vita l’essere stesso, come gli uomini e le donne sanno fare. Così inizia il mondo vitale degli esseri umani, scrive Luisa Muraro, tutti nati da donna, da un corpo ineluttabilmente femminile. Per questo Diotima diventa nel dialogo la fonte necessaria per dar conto dell’amore e con esso della vita a cui inevitabilmente tutti gli umani tendono. (Ancona, marzo 2007)


venerdì 3 dicembre 2010

Attuale

“Forse il problema e' proprio questo: che alla fine il nostro desiderio di umanita', di bonta' e anche di dolcezza amorosa e' così diventato prepotente e impossibile da costringerci, invece, ancora e sempre, alla durezza; ed è in questo modo che (...) modificano noi stessi, i nostri fini insieme ai metodi usati per raggiungerli e soltanto per continuare a esistere, confondendo ciò con la nostra naturalità. E' estremamente amaro e stupido, nonostante la presunta furbizia, trasmettere, di fatto, proprio e solo, questo alle prossime generazioni: il cinismo della vita umana, senza nessun scatto di coscienza e consapevolezza come possibilità a cambiare in meglio.” (Christa Wolf, Un giorno all'anno, Ed. e/o, Roma 2006, p. 73)