domenica 3 aprile 2011

In una mano

"Portarsi dietro solo quello che può stare in una mano" (Joyce Lussu). Eccola: la primavera. Di nuovo la prima verità come vitale ci traspare dentro. Ci prende la mano. E chissà se noi leggere possiamo prendere il vooolo. Ancora come una volta nel tempo ventoso. Evviva.

venerdì 4 febbraio 2011

Radicamento


Potesse labbro umano indovinare

il carico latente

di una sillaba detta,

sarebbe stritolato sotto il peso.

(Emily Dickinson)

martedì 4 gennaio 2011

Libera-mente

“Un giorno ho ascoltato una donna di Mantinea…” (Platone, Simposio, 201)

La presenza di Diotima è assenza nel contempo: non può, infatti, partecipare al banchetto. Tutto ciò che si sa di lei lo espone Socrate, che è il personaggio principale del dialogo platonico. Si tratta di un pranzo di soli uomini, i quali, finito di mangiare, come d’usanza, si intrattengono a tavola a sorseggiare vino, centellinandolo, mentre parlano piacevolmente fra loro, dell’amore, quasi in confidenza, resi così disinibiti, come solo il vino spesso aiuta a sentirsi. Diotima non poteva che essere assente in quanto esclusa come tutte le donne da luoghi e momenti prettamente maschili. Ma, non è un caso che Platone senta il bisogno di introdurre un personaggio femminile, pur impossibilitato a esserci, per difendere la natura, la bontà e la verità dell’amore: la scienza di Diotima è, infatti, quella del sapere erotico. D’altronde, il campo della sapienza non è tutto nella classificazione tra sapere e non-sapere, tra scienza e ignoranza: c’è anche quel modo di conoscere il vero senza poterlo dimostrare (Simposio, 202 A), una sorta di dotta ignoranza, afferma la studiosa Luisa Muraro, difficile a essere ascoltata e capita, quasi senza le parole per essere detta. Questo passaggio serve per cogliere, intanto, che amare è cercare di stare in equilibrio tra felicità e infelicità, tra perfezione divina e pochezza umana: quasi su un filo teso da quel desiderio che continuamente cerca quel che manca al cuore, all’anima. L’amore è così desiderio senza possesso, è mancanza che agita e mobilita, è passaggio, tensione tra toccare il cielo con un dito e sprofondare nella polvere. Per questo l’amore è un particolare sapere che, quasi approfittando del suo mancato possesso della verità, si fa mediatore tra scienza e ignoranza, perché ne vive la condizione necessitante. (...) La mancanza è la coscienza della finitezza umana e la capacità di viverla in prima persona perché questo, solo questo, permette l’apertura, la disponibilità a ricevere, ad accogliere, a dare per per-donare sé e gli altri. Perché amore è scambio ed elevazione. Perché dove c’è difetto, qualcosa in noi chiede di essere sanato e completato. E allora, forse in Platone, l’amore si fa poros, passaggio, verso il Bene sommo, eterno e immutabile. Ma l’amore è anche determinare l’apertura, il passaggio per fare entrare e av-venire alla vita l’essere stesso, come gli uomini e le donne sanno fare. Così inizia il mondo vitale degli esseri umani, scrive Luisa Muraro, tutti nati da donna, da un corpo ineluttabilmente femminile. Per questo Diotima diventa nel dialogo la fonte necessaria per dar conto dell’amore e con esso della vita a cui inevitabilmente tutti gli umani tendono. (Ancona, marzo 2007)


venerdì 3 dicembre 2010

Attuale

“Forse il problema e' proprio questo: che alla fine il nostro desiderio di umanita', di bonta' e anche di dolcezza amorosa e' così diventato prepotente e impossibile da costringerci, invece, ancora e sempre, alla durezza; ed è in questo modo che (...) modificano noi stessi, i nostri fini insieme ai metodi usati per raggiungerli e soltanto per continuare a esistere, confondendo ciò con la nostra naturalità. E' estremamente amaro e stupido, nonostante la presunta furbizia, trasmettere, di fatto, proprio e solo, questo alle prossime generazioni: il cinismo della vita umana, senza nessun scatto di coscienza e consapevolezza come possibilità a cambiare in meglio.” (Christa Wolf, Un giorno all'anno, Ed. e/o, Roma 2006, p. 73)

mercoledì 3 novembre 2010

Dedicato

Oggi e sempre di nuovo Pasolini come allora quando veniva nella borgata a Roma dove vivevo. Fino a che: quel 2... novembre del 1975 un fulmine a ciel sereno (ci) schiantò addosso tutto il peso di un'Italia che non è più da allora rinata e resuscitata. Vorrei continuare a essere in quell'allora e stringere a me le lacrime dei borgatari che (mi) chiedevano come aiuto per capire come fosse possibile che la delicatezza di un tenero e unico essere umano perisse nella discarica di un idroscalo. Noi forse con lui. Oggi, in questa (nostra) contemporaneità, posso proprio quasi come dirlo. ...

domenica 3 ottobre 2010

Nell'eterno ritorno

“Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/non dico che fosse come la mia ombra/mi stava accanto anche nel buio/non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi/quando si dorme si perdono le mani e i piedi/e io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno/durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/non dico che fosse fame o sete o desiderio/del fresco nell’afa o del caldo nel gelo/era qualcosa che non può giungere a sazietà/non era gioia o tristezza non era legata/alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi/era in me e fuori di me/durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me/e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia” (Nazim Hikmet, Varsavia 1960)