lunedì 19 dicembre 2016
IN RE (2)
Basta un attimo paterno per compensare assenze, come basta un'assenza materna per scompaginare la nativa presenza e, come in una cartolina d'epoca, l'infanzia s'incastona dentro, risalendo poi ai dolori dell'adolescenza, spesso solitari o appoggiati ad amicizie affettuose continue sempre ricercate ma pur sofferte fino all'ultimo respiro. Tutto si mescola e tutto può anche confondersi, ma mai perdersi (completamente): c'è un luogo-del-Sé abitato nella mente e, di continuo, ritorna al presente.
(p. 82, in " L'invidia di Aristotele ovvero della vir-tù (femminile)", introduzione di Arianna Fermani, affinità elettive Ancona dicembre 2016)
domenica 18 dicembre 2016
IN RE (1)
Un sorriso beffardo di una nonna o lo sguardo materno celebre per l'amore assoluto, dovuto e (magari) pure temuto, per l'incertezza spesso anche sofferta, dello starsi accanto, non proprio adeguato alle sue (presumibili) aspettative, nel confronto pressante e sotterraneamente sempre presente in ogni infante, se poi dello stesso sesso, quasi un recondito respiro soffocante. Così spesso si mostra o meglio s'avvera felice qualsiasi altro gesto paterno, amoroso (al sapore di pace e noci) proprio perché quasi rapsodici, per la bonarieta' di occasioni eccezionali, quasi proverbiali. Tanto vicino come mai raramente spesso è possibile. (p. 81, in "L'invidia di Aristotele ovvero della vir-tù (femminile)", affinità elettive editore, Ancona dicembre 2016)
martedì 13 dicembre 2016
ANTE REM (2)
Da qui la giusta e necessaria riflessione sul senso dell'identità che si pone come un'opera d'arte a cui non si può negare una legenda, quasi una nomenclatura che ne stigmatizzi una sorta di poetica dell'essere che riflette e cerca di riprendere il proprio Sè nei margini o negli interstizi della memoria dell'Io, delineandone quel filo spesso sconnesso perchè sepolto, sul quale (s)corre ravvisato il proprio tratto. (...) Il proprio spazio nella libertà dell'ascolto reciproco e nel farsi riconoscere senza congetture, senza note a margine per una frammentarietà memoriale che travalica e può compiersi sciogliendosi dai vincoli (stretti) di un contesto.
(p. 80, in "L'invidia di Aristotele ovvero della vir-tù (femminile)", intr. di Arianna Fermani, affinità elettive, Ancona 2016, www.edizioniae.it)
Foto. Ste Po
lunedì 12 dicembre 2016
ANTE REM (1)
Raccogliere e osservare: un prendersi cura di tutto. Anche di quell'eventuale superfluo che si annida scartato e rimane poi così indelebile, quasi stanziale. All'insaputa. Perchè poi, soltanto dopo (e, forse, anche molto tempo dopo), ci si accorge che tutto è a deposito, disposto nella (im)permeata memoria del Sè, fondamentalmente sconosciuta, in quella psiche, magma senza gerarchie, che, magari all'improvviso, si srotola come su un piano inclinato di (in)comprensione, spesso, (im)possibile.
(p. 80 in "L'invidia di Aristotele ovvero della vir-tù (femminile)",introduzione di Arianna Fermani Affinità Elettive Edizioni, http://www.edizioniae.it/, Ancona 2016, p.80)
Foto: con Heidegger alle spalle
domenica 27 novembre 2016
DISTINGUO
Sempre più necessita la distinzione tra le parole DIFFERENZA e DIVERSITA' (e il loro banal uso), perchè nella forma s'insinua la sostanza e s'insedia così spesso l'ovvietà grossolana e sempre violenta, mentre solo la (propria) cura-di-sè passa, in primis, attraverso quelle (nostre) parole che il corpo ospita o meglio (ri)veste, anzi le abita come naturali e tali non sono:
"Interessante qui aver presente o fare (e, magari, rifare ogni volta), una sorta di ri-configurazione semantica, partendo dalla chiave/radice etimologica dei due termini, differenza e diversità, spesso usati a sinonimo, portatori, invece, di ambiti/campi di significato ben distinti e molto rivelatori (che avrò modo di rendere evidenti, nel praticarli, durante il percorso), perché sono possibili nuovi ascolti e nuove prospettive, funzionali e capaci di mostrarne la portata ermeneutica, epistemologica ed etica sul piano categoriale e concettuale: differenza, dal gr. dia-phora (portare attraverso sé, in sé, quel qualcosa che qualifica, specifica e distingue rendendo evidente la peculiarità e la ricchezza dell’essere, dalla primaria differenza, quella sessuale, che esplicita il genere/gender alla specie biologica/psicologica, naturale/culturale di appartenenza); diversità, dal lat. divertere, de-viare, cambiare strada, di-vergere, dividere (implica un giudizio di valore storicamente determinato, gerarchizzato ideologicamente che nel sistemare valuta, coprendo e chiudendo l’essere, rispetto a un unico criterio possibile, indiscusso e presunto oggettivo/neutro)"
Cfr.: "Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile", Quodlibet (2ed, 2011), pp.15-16.
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